Live forever è, se è
vero quel che scrivono, la registrazione dell'ultimo concerto di Bob
Marley tenutosi a Pittsbourgh, USA, nel settembre del 1980.
Qualcuno è indotto a
credere che, per essere l'ultima performance in assoluto della vita
di Marley - che interruppe il tour e morì meno di una anno dopo il
concerto - ha un valore storico-emotivo importante. Fatto sta che per me è il migliore live di Bob Marley, migliore degli altri che ho ascoltato, e apprezzato, ossia i classici “Babylon by bus” e “Live” (noto anche come “Live at the Lyceum”).
Bob Marley è uno dei
cinque/sei grandi sciamani della storia del rock, una di quelle rare
persone che possedevano un'aura messianica che li rendeva capaci di
illuminare il cammino degli altri, capirete che non è una cosa che
capita molto spesso.
Oltre ad aver proiettato
il reggae, un genere di nicchia etnica, nel mainstream pop-rock degli
anni 70 e 80, ed averne fatto un genere classico, si è anche
personalmente imposto come figura politico-religioso-musicale,
simbolo insurrezionale di riscatto per i diseredati e icona di lotta
contro l'oppressione (un po' tipo Che Guevara, ma con la Les Paul
Special invece del mitra, meglio no?). Ha anche cercato di diffondere sul pianeta il verbo della religione rastafari, possiamo dirlo, senza grande successo, almeno qui da noi in Italia (salvo che ogni tanto si vede in giro qualcuno con i dreadlock, ma avere i capelli da rastafari e/o farsi le canne non significa proprio essere rastafari).
Al di là dell'iconografia
pop, piaccia o non piaccia, Bob Marley rimane un grande musicista,
grande compositore e grande cantante. Il concerto di Pittsburgh del
1980 lo dimostra secondo me, come detto, anche meglio degli altri e
più noti live della Island.
Il “Live at the
Lyceum” è bello ma trovo abbia un suono abbastanza scheletrico
e statico, “Babylon by bus” è bellissimo ma tende ad una
certa ridondanza e alla ripetitività negli arragiamenti.In “Live forever” Bob Marley – ormai molto malato – probabilmente sentiva gli spiriti dell'altro mondo che lo reclamavano a gran voce, percepiva di essere a metà fra la terra e il cielo e questo gli forniva l'ispirazione giusta.
L'ispirazione e la voce; e proprio la voce di Marley in questo live pare diversa da come si è sempre sentita, pare priva di quel certo distacco anglosassone che aveva sempre segnato il suo modo di cantare, sembra più convinta, partecipata, in modo che quasi commuove, se si pensa che è l'ultima esibizione del cantante giamaicano.
Sentite, ad esempio, il medley “War / No more trouble” o “Zinbabwe”.
Anche il suono complessivo del gruppo si fa apprezzare, rilassato, sciolto e convinto ma non così granitico come “Babylon”, con dei margini di libertà in più rispetto al solito. Da notare anche qualche timida spruzzata di quelle tastiere che, siamo nel 1980, da lì a poco avrebbero trionfato su tutti i fronti planetari.
Il disco, che in realtà è
un cd doppio è consigliato anche a chi non conosce nulla di Marley.
Compratelo, se volete
(meglio se a € 7,80 come ho fatto io), o comunque ascoltatelo, farà
bene allo spirito, e forse anche vi aiuterà ad affrontare più
serenamente tutti gli hooligani, compresi noi stessi medesimi, in cui
possiamo un po' tutti incappare nella vita.